domenica 7 febbraio 2016

Recensione di Hateful Eight



Hateful Eight



In questo post vorrei commentare Hateful Eight, il film di Quentin Tarantino che è appena uscito nei cinema italiani.
Avevo visto in televisione il trailer ed ero curiosa di vedere questo film, anche se non amo particolarmente Quentin Tarantino; ma di certo non mi aspettavo che il film durasse PIU' DI TRE ORE. Quindi ragazzi se volete vederlo armatevi di "armi" e di pazienza.
Volevo vedere un tipico film western, ma "tipico" non è un aggettivo che legherei a Tarantino, pertanto ero conscia del fatto che sicuramente sarebbe stato più crudo del previsto, ed infatti è stato così.

SEASON ONE: LA TRAMA

Nella prima parte del film ci vengono presentati gli otto personaggi di questa storia.
Si vedono a bordo di una diligenza guidata dal cocchiere O.B. il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell) ammanettato alla latitante Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh) l'uomo la vuole portare nella città di Red Rock per riscuotere i 10.000 dollari che sono stati messi sulla testa di Daisy. E tutti ci chiediamo cosa mai abbia fatto questa ragazza dai modi rozzi per meritarsi una tale taglia.
I tre stanno marciando verso la città di Red Rock in una bufera molto pericolosa e lungo il cammino incontrano una vecchia "amicizia" di John ossia il maggiore Marquis Warren (Samuel L. Jackson) anch'egli un cacciatore di taglie con dei cadaveri che deve trasportare a Red Rock.
Ruth vuole proteggere il suo bottino ed è diffidente, ma alla fine cede e decide di dare un passaggio al maggiore fino in città.
Proseguono in mezzo alla bufera fino a che non incontrano un uomo sul loro cammino Chris Mannix
che sostiene di essere il nuovo sceriffo della città. Ruth non vuole farlo salire, ma Chris riesce a convincerlo dicendo che se lo faranno morire verranno accusati di omicidio. E siccome Ruth vuole solo riscuotere la sua taglia senza avere altre rogne, decide a malincuore di farlo salire, prima però chiede a Warren di aiutarlo a proteggere i suoi soldi e gli chiede di tenere d'occhio Chris.
Intanto la bufera peggiora ed i cinque personaggi non riescono a proseguire perciò decidono di fermarsi presso la locanda di Minnie per trovare un po' di ristoro ed un riparo.
Qui incontrano dei personaggi alquanto bizzarri come il messicano Bob che si presenta come il sostituto di Minnie, Oswaldo Mobray il boia cittadino, l'anziano Sanford Smithers un ex-generale dell'esercito e Joe Gage un mandriano del posto.
Tutti sembrano avere dei segreti, e tutti sembrano non dire la verità sulle loro identità, perciò sia Ruth che Warren cercano di scoprire di più sul conto delle persone alla locanda.
Da qui si svilupperà la storia dei personaggi, e le loro vite si intrecceranno e rimarranno per sempre legate l'una all'altra.

SEASON TWO: LA MUSICA
Devo fare una premessa per quanto riguarda la colonna sonora: io amo Ennio Morricone e per me ha composto le melodie più belle di sempre.
Ho letto che ha vinto il Golden Globe come colonna sonora ed è candidato agli Oscar 2016 come miglior colonna sonora.In questo caso credo che sia stato premiato il nome di Morricone, più che la colonna sonora.
L'ho trovata fastidiosa, a tratti irritante, alle volte anche inutile e non sono riuscita a cogliere la drammaticità che il maestro voleva inserire.
Poteva anche essere in linea con le scene del film, ma di sicuro non era una colonna sonora epica, una di quelle che ricorderò, una di quelle che appena l'ascolti hai una reminiscenza.
Mi dispiace molto dire questo perché non metto in dubbio neanche per un secondo il genio del maestro Morricone; voglio solo dire che non mi ha colpito più di tanto e mi ha lasciato l'amaro in bocca.


SEASON THREE: LE OPINIONI
Non ho voluto dilungarmi più di tanto sulla trama perché penso che i colpi di scena in questo film ci sono e in gran parte sono legati alle relazioni che hanno tra di loro i personaggi. Tanti mentono, altri no tutta la trama si regge sull'inganno ed ad un certo punto del film sembra di giocare al gioco di cluedo o indovina chi, del tipo "Qualcuno di loro sta mentendo indovina chi!".
Gli attori sono stati molto caparbi nel loro ruolo anche perché gran parte delle 3 ore del film si svolgono nella locanda, quindi il tutto si basa sui dialoghi, sugli sguardi e sulla abilità del regista di dirigere i propri musicisti.
Il cast è di tutto rispetto ed ogni attore interpreta con passione il proprio personaggio, anche se probabilmente il film ha risentito un po' del doppiaggio, perché le battute in lingua originali sembrano essere improntate anche sull'ironia che viene completamente persa in italiano.
Le ambientazioni del nord America, le riprese e la fotografia sono spettacolari e molto curate in ogni dettaglio.
La sceneggiatura è intricata e ti tiene incollato allo schermo fino alla fine.


SEASON FOUR: I RIFERiMENTI STORICI


Il film è ambientato dopo la Guerra di secessione americana e pone una riflessione su come era la condizione degli afroamericani.
Nel film viene più volte sottolineato il fatto che le persone di colore non vengono considerate al pari dell'uomo bianco.
Questo però non mi stupisce in nessun modo visto che siamo nel 2016 e c'è ancora gente che viene discriminata sia per il colore della pelle, sia per la religione ecc...
L'uomo da sempre non riesce ad accettare il "diverso" e fino a quando non ci sarà un cambio radicale nella mentalità delle persone la rivoluzione non potrà avvenire.



SEASON FIVE: I DIFETTI

Questo film è una sorte di thriller in stile western, ma non solo.
Il film si trasforma dopo la prima metà e prende una piega decisamente Horror.
Avrei preferito che avessero evitato le scene alla "Saw" tanto per intenderci.
C'è un'uso spropositato della violenza, cruda e gratuita, che a mio parere non era affatto necessaria anzi, se non ci fosse stata avrebbe reso questo film migliore e più godibile.
Non capisco la scelta di voler inserire a tutti costi delle scene splatter.
Alcuni spezzoni sono stati creati solo per arrivare alla scena sadica, per avere quella gioia incomprensibile di vedere il sangue ricoprire ogni cosa.
Troppa violenza INUTILE!


SEASON SIX: LA CONCLUSIONE 


Non amo la violenza gratuita che può essere di cattivo esempio ai ragazzi, e a tutti noi; amo invece i film intricati e che ti spiazzano in perfetto stile "giallo", quelli che non sono scontati e che non ti fanno capire come andrà a finire.
Il film in questo caso ci riesce, ma sembra quasi che Quantin Tarantino sia stato influenzato da ragioni di mercato per accontentare la maggior parte del pubblico che ama il genere violento e credo che la pellicola ne abbia risentito perché la visione complessiva del film avrebbe potuto essere più piacevole; nonostante questo il regista è riuscito comunque a dare la giusta complessità alla trama e l'ha resa intricata e ben articolata.
L'amore per il cinema in questa pellicola c'è e traspare anche se hanno voluto strafare, volevano lasciare lo spettatore interdetto una volta uscito dal cinema e sicuramente volevano che la gente avesse una forte reazione.
Ci sono riusciti almeno nel mio caso.


La mia valutazione
Sceneggiatura            7,5
Musica                       5
Cast                            7
Ambientazioni           8
Totale                        6,8/10