mercoledì 27 gennaio 2016

Recensione The Pils sempre meglio che lavorare




The Pills sempre meglio che lavorare


          La prima parola che mi è venuta in mente guardando questo film è Mah!
Sinceramente non mi piace mai sminuire il lavoro altrui, ma questo film non mi è piaciuto particolarmente tanto.
Ovviamente questa è solo un'opinione personale, e nei passaggi seguenti vorrei cercare di analizzare obiettivamente il film cercando di trovare qualche lato positivo.
 Ecco la trama:
Luca, Matteo e Luigi si conoscono fin da bambini e stringono un patto d'amicizia nel quale si promettono che mai e poi mai e per nessun motivo avrebbero lavorato o fatto alcun genere di fatica.E la trama si svolge tutta attorno a questa fatto, nessuno vuole fare niente, si fanno solo canne e sognano ad occhi aperti i loro progetti non progetti, per evitare la delusione di non poterli realizzare nella vita; ognuno protegge gli altri anche dalla sola idea di poter "fare" qualcosa.
Intanto i tre protagonisti crescono e arrivano alla soglia dei trent'anni, ma le cose rimangono invariate. E anche quando uno dei tre trova un posto di lavoro a Milano gli altri due vanno in suo soccorso per "salvarlo" e riportarlo a Roma. 
Purtroppo non ho riso molto, ed il film, inoltre, è costellato di parolacce ed è recitato con un evidente accento romano.
Non che sia una brutta cosa per chi ama il genere, ma io l'ho trovato esagerato sotto molti punti di vista.
Poi per una persona come me, che ama lavorare e che è precaria da sempre, questo film all'inizio mi ha suscitato un po' di rabbia, perché per me è difficile sentire qualcuno dire che non bisogna lavorare.
Ma questa è solo un'opinione.
Ho cercato quindi di vederlo sotto un altro aspetto cioè il film cerca di sdrammatizzare una situazione lavorativa italiana compromessa, evidenziando lo sconforto giovanile e la totale mancanza di stimoli, soprattutto in Italia. 
C'è stata una scena in particolare che mi è rimasta impressa ed è quando uno dei tre protagonisti cerca un impiego: fa' addirittura un colloquio alla Banca d'Italia, e in altre aziende dove gli offrivano addirittura il posto fisso; per tutta risposta li rifiuta perché per lui è impensabile alzarsi prima delle 11.45; inoltre chiede durante i colloqui, se avrà la possibilità di sviluppare le sue aspirazioni e ovviamente gli rispondono di no. Proprio come nella vita vera.